19 agosto 2010

MONGOL RALLY E RITORNO!

Carrissimi! Nonostante ci troviamo in mezzo al nulla, anche qui internet e' arrivato. Siamo nella 'splendida' localita' di Khovd, a 300 km dal confine russo e a 1400 da Ulaan-Batar. Questi 300 km ci sono costati due giorni di viaggio. Oggi sveglia alle sei e mezza e abbiamo guidato ininterrottamente fino alle nove di sera. La strada qui non esiste in realta': sono sentieri tracciati non segnati che costeggiano monti innevati, ruscelli, steppa, sassaie, pietraie....

Nonostante la difficolta' pero' il paesaggio che ci circonda e' mozzafiato, ad ogni curva si aprono scenari nuovi e incredibili, piccoli villaggetti di ger, falchi, dromedari, cavalli in liberta, qualche aquila... Immagini che difficilmente cancelleremo dai nostri ricordi.

La red donkie regge per il momento: ha riportato solo la parziale rottura della marmitta (per la seconda volta) ma in compenso abbiamo aggiunto le cameredaria ai pneumatici. La spesa contenuta (40$) e' pero' risultata vincente in quanto oggi la guida ci e' sembrata piu' comoda e la macchinaha acquistato solidita'. Il ritmo pero' e' molto piu' lento di quanto programmato (anche per via dei guadi che ogni tanto dobbiamo superare).

Quindi: siamo costretti nostro malgrado a lasciare la Mongolia prima del previsto arrivo a Ulaan-Batar. Domani iniziamo nuovamente l'avvicinamento al confine russo per poi riprendere la strada
verso casa. Infatti: LA RED DONKIE TORNERA' A CASA CON NOI!

Eccovi il nuovo percorso: Khovd (Mongolia) - Novosibirsk (Russia) - Mosca (Russia) - Riga (Lettonia) - Polonia - Germania - Austria - Padova.

Lo so, siamo un po' pazzerelli ma non ce la facevamo a lasciare in giro per il mondo la red donkei. Nel prossimo posto i dettagli di tutto cio' perche' non e' cosi' semplice come sembra.

Baci a tutti!

16 agosto 2010

DALLA RUSSIA CON AMORE

Carissimi, questo è l'ultimo post che pubblicheremo prima di una pausa che, secondo i nostri piani, dovrebbe durare al massimo sei giorni. Domani infatti entriamo in Mongolia e per i prossimi giorni non ci sarà possibile accede ad internet. Quando, in un modo o nell'altro arriveremo ad Ulaan-baatar, vi faremo sapere come è andata. Provate a seguirci comunque sul link 'Dove siamo'. Non garantiamo funzionerà.....

Saluti!

Into the wild

Mongol Rally. Quasi 10000 km fino ad ora, due deserti attraversati, 12 stati.
Polvere. Tanta polvere addosso, sull'auto, nei vestiti, nei polmoni, nelle mani.
Mani che hanno stretto tante altre mani, occhi che hanno incrociato sguardi di tutti i tipi.
Adesso la Mongolia, confronto - incontro con la natura sovrana, nelle terre selvagge.
Senza paracadute.
Mongol Rally.

PITSTOP







Con il Mongo Rally le macchine subiscono delle sollecitazioni notevoli. Eccovi il post con i danni subiti dalla Red Donkey.

PITSTOP (1) Primo pitstop a Tashkent a riparare la ruota che si era rotta nella traversata notturna in Turkmenistan. Mentre Mauro è in uno di quei giorni di stomaco andato (saranno due in tutto), Nik e Matte passano la giornata a visti e riparazioni. Trovano un gommista vicino alla stazione. Fanno vedere il danno subito alla gomma ed il gommista, con occhio attento, dice che si può riparare. Tempo 10 minuti e la ruota è sistamata, rimontata, check delle altre ruote e pronti a ripartire.

PITSTOP (2) A Tashkent le strade sono belle, tranne quella enorme voragine in mezzo ad una circonvallazione nel centro cittadino, che tutti conoscono tranne ovviamente gli automobilisti stranieri. Ci finiamo dentro e ruota andata. Che fare? Ma nessun problema! Il giorno dopo torniamo dallo stesso gommista del giorno precedente, fa un sorrisino (che potrenne voler dire: guarda che coglioni o, come crede Mauro, non vi preoccupate, capita tutti i giorni, ed è il motivo per cui ion Asia vi sono così tanti gommisti...) e nel giro di 10 minuti....la ruota è sistamata, rimontata, check delle altre ruote e pronti a ripartire.

PITSTOP (3) Questo è uno di quegli incontri che fanno di un viaggio un momento indimenticabile. La Red Donkie presenta due problemi: il cristallo del parabrezza rotto a seguito di un sasso che ci si è scagliato contro ad una velocità indicibile e la marmitta. Il cristallo non è riparabile: in Kazakhstan non c'è Carglass repair (magari ne apriamo uno in franchaising, farebbe i miliardi visto lo stato dei loro cristalli, tutti miserabilmente rotti....). Per la marmitta proviamo noi a sistemare alla meno peggio ma la nostra riparazione dura il tempo di un dosso (o meglio di una voragine inevitabile) e si spacca definitivamente. Ora non fosse per il casino che fa non è un gran problema. Ad Ayagoz ci fermiamo lungo la strada e troviamo un meccanico. Ovviamente non possiamo spiegargli a parole cosa non va (non possediamo una lingua comune) però accendiamo la macchina e gli facciamo sentire il rumore. Lui dice "senrgvs" che immaginiamo in kazako significhi marmitta e ci fa capire che la può riparare. Il processo è lungo e il tipo ci porta a casa sua dove ha degli atrezzi.. Nell'attesa la madre prepara il te (ne consumano a litri) e ci fa accomodare e berlo. Entriamo quindi nella casa del meccanico, ci togliamo le scarpe e ci sediamo attorno al tavolo del soggiorno, che risulta essenziale ma dotato di tutto: frigo, fornello e condizionatore. Prendiamo il te (rigorosamente con il latte) e mangiamo delle sorte di salatini, pane e burro (dolce e salato) una strana sostanza marroncina a noi ignota ma buona, biscotti. Con il dizionario di russo capiamo che: in quella casa vivono due sorelle ciascuna con i propri figli. La prima ha due figli adolescenti, la seconda (quella che ci ha offerto il te) ha un figlio, il meccanico che ci sta riparando l'auto, il quale a sua volta ha una bellissima bambina. In tutto non ci è dato sapere in quanti sono, ma a occhio e croce in tutto saranno almeno 8/10. Quello che si dice una famiglia allargata. Dopo circa cinque ore la macchina è sistemata (abbiamo anche fatto sostituire un amortizzatore rotto - ne abbiamo portati da casa di riserva due) siamo pronti per ripartire, saldiamo il conto, regaliamo delle magliettwe del mongol rally e via...

Abbiamo avuto modo di conoscere da vicino una famiglia kazaka nel suo ambiente domestico. E' stata una di quelle occasioni che ci rimarranno meglio impresse di tutto il nostro viaggio. La dignità e la semplicità con cui siamo stati accolti, a prescindere dalla condizione in cui questa gente vive, è veramente degna di nota. E' stato bello riuscire a comunicare i nostri dati essenziali (nomi ed età) anche in assenza di una lingua comune, è stato bello capire la gerarchia famigliare, è stato bello capire che in Kazakhstan il te lo si fa in modo diverso (in un pentolino fanno un infuso molto forte e poi quando lo versano sulla tazza ci aggiungono acqua calda che hanno fatto bollire da un'altra parte). A voi alcune foto per ricordare questo momento.

INCONTRI


Rieccoci on line dopo un pò di assenza ma come vi avevamo preannunciato non sarebbe sempre stato facile recuoerare una connessione internet. Post dedicato agli incontri fatti in questi giorni. Buona lettura!


INCONTRI (1) Mentre il Dianin è un po' costipato, il buon Nick e il Matte vanno fuori a spassarsela! Usciti dall'albergo, troviamo un biglietto sulla macchina con scritto:"Ciao, sono Rich camera 12, partecipo al Mongol Rally, se volete beviamo una birra insieme". Bene, Rich da Birmingham, classe 1987 ha cappottato con la Fiat 600 del 2001,in Kazakstan. Dopo ore di pullman e taxi è riuscito ad arrivare qui a Tashkent mentre il suo compagno è nel volo di ritorno destinazione casa. Abbiamo cenato in un ristorantino apparentemente turco. Davvero delizioso! Le storie che emergono dai vari racconti dei team del Mongol Rally sono sempre più incredibili. Dopo il bergamasco Gianandrea che al confine uzbeko è finito a 5 litri di vodka, spaghetti e ha dormito con le guardie doganali nei loro alloggi, due ragazzi inglesi sono rimasti bloccati quattro giorni al confine turkmeno perchè parlavano tra di loro con dei walkietalkie e, quindi, apparentemente considerati spie. Abbiamo appreso di alcuni team che viaggiando in carovana tra il confine ucraino e russo sono finiti, sempre con gli ufficiali di dogana, a bonghi, chitarre e cappellini da vichinghi. Proprio in quel frangente, passavano di li, il nostro amico Rich e il suo compagno che alla vista della situazione hanno esclamato: "what the fuck is going on here!". Per concludere, siamo ritornati all'albergo con un taxi. Una Chevrolet Matiz bianca che sfrecciava come un go-kart tra le strade di Tashkent il cui driver, appreso che eravamo stranieri, ha messo a palla (vibravano perfino le sottili portiere della Matiz!) Shakira e la canzone dei mondiali di calcio Waka Waka He He! Davvero truce! La globalizzazione!


INCONTRI (2) Capita a volte di sottovalutare le distanze. O meglio, se per 200 km troviamo ogni venti kilometri un distributore, perché nei successivi 200 non ne dovremmo trovare? Capita così che dopo aver detto per delle ore facciamo rifornimento alla prossima stazione, la prossima stazione in realtà non c'è. Con la riserva quasi esaurita, ci fermiamo nell'unica costruzione che sembra abitata nel raggio di 100 km per chiedere informazioni. Quella costruzione è in realtà un vecchio posto di confine a Blagoveshchenka tra Kazakhstan e Kirghizstan chiuso dopo i tunulti scoppiati in quest'ultimo paese. Non sono sicuro se fossero più sorpresi loro di vedere noi o viceversa. Sta di fatto che non deve capitare molto spesso a questi militari di parlare con qualcuno. Il posto di confine comprende una casetta, quattro militari ed un doganiere. Si dimostrano subito molto disponibili: finché uno dei militari parte a chiedere alla vicina contadina se ha della benzina (e tornerà con 10 litri di 82 ottani), noi veniamo accolti, ci viene offerta Nutella (quella vera), te caldo e facciamo con il doganiere quattro chiacchiere. Ci spiega che in realtà erano almeno tre i posti di confine su strada che sono stati chiusi dopo i tumulti scoippiati in Kirghizstan e che pertanto non c'è gran che da fare. Trascorriamo una buona mezz'ora a chiacchierare ma poi, vista la distanza che ci aspetta, decidiamo di ripartire non prima però di assistere ad un video atroce girato con il telefonino da uno dei militari. Il video mostra la protesta da parte di alcuni manifestanti kirghsi dopo la chiusura del confine: uno di questi strappa la bandiera uzbeka e ci dà fuoco e dopo ci si butta sopra prendendo fuoco pure lui. Vi assicuro non un bello spettacolo.


INCONTRI (3) A Tashkent (di cui ignoriamo la pronuncia, l'abbiamo sentito pronunciare in mille modi diversi) riusciamo finalmente ad incontrare Cristian, il ragazzo che sta andando in Giappone in moto. insieme a lui c'è Ture che gli amici scout di Mauro conoscono bene, anche lui in viaggio da solo verso, inizialmente l'Australia, ed ora con con Cristian verso il Giappone. Non riusciamo a rimanere molto con loro, poiché siamo arrivati a Tashkent molto tardi e siamo distrutti dalla fatica però riusciamo comunque a scambiarci impressioni di viaggio. Ture è in giro da tre mesi con la sua moto che ha subito qualche danno. Si è infatti fermato a Tashkent qualche giorno per recuperare pezzi di ricambi (qualcuno se lo fa spedire dalla Russia). Ha trascorso un mese a Teheran in attesa di visti solo parzialmente ottenuti, ma lo vediamo bello carico e contento di quello che sta facendo. Cri invece si è fermato a lungo a Tashkent, un pò per risolvere problemi con i visti un pò per aspettare Ture. La serata è piacevole ed è uno degli aspetti belli di questo viaggio trovare altri viaggiatori e scambiarsi opinioni, informazioni e consigli sui posti che si stanno per visitare. E vi assicuriamo che di viaggiatori che fanno cose incredibili in giro per il mondo ve ne sono.

11 agosto 2010

La quasi patente ritirata di Nik (piu' volte)

Il viaggio (soprattutto se sei al Mongol Rally) e' come un romanzo di formazione: piu' si va avanti e piu' si dovrebbero imparare cose. Non sempre e' cosi' pero' e la storia di oggi ne e' la prova.

Ma partiamo con ordine. Nei giorni scorsi abbiamo visitato Bukhara e Samarcanda. Entrare a Bukhara e' stato come tuffarsi in una citta' di 1000 anni fa, con le carovane di viaggiatori nel deserto, le case in mattoni di fango e paglia, splendidi monumenti che ti lasciano con il fiato sospeso. Anche Samarcanda e' molto bella, ma a differenza della prima la citta' e' molto piu' moderna. Al suo interno pero' si celano meraviglie che non possono lasciare indifferente anche il viaggiatore piu' distratto.

Ci eravamo gia' rispoposti di non viaggiare di notte, ma la necessita' di fare i visti per il Jazakistan ci hanno spinti a fare il lungo viaggio Samarcanda-Tashkent di notte. Pessima scelta, per due semplici motivi. Primo, le condizioni della strada che ormai avee capito sono pessime e, secondo, la completa assenza si segnali stradali. E' questo che ci stava per far perdere, per la prima volta, la patente di Nik. Usciamo tranquilli dal posto di blocco e, come ci si aspetterebbe, la strada per la capitale dovrebbe essere quella bella e lunga di fronte a noi, e non una minuscola stradicciola nascosta sulla destra. Sta di fatto che imbocchiamo la strada principale e poco dopo capiamo che non deve essere quella giusta (non ci passa nessuno). Ovviamente non e' possibile tornare indietro se non percorrere un pezzo di strada in contromano. Cosa che puntualmente facciamo e.....lampeggianti della polizia e fermi. Mezz'ora passata a contrattare con la polizia che ci faceva capire che la strada era chiusa, che abbiamo fatto un pezzo di strada in contromano, che non avremmo dovuto etc etc.... Alla fine gli facciamo capire che la patente se la possono tenere, che poteva tranquillamante guidare un altro...Presi dallo sconforto e dalla loro magnanimita' il poliziotto restituisce la patente e possiamo proseguire con il viaggio. Arriviamo a Tashkent alle quattro del mattino.

La mattina dopo ci svegliamo. Matteo e Nik partono per fare i visti, sistemare la ruota e fare benzina, Mauro invece se ne sta in albergo in preda ai crampi allo stomaco.

Per la meta' del pomeriggio abbiamo visti (arrivano oggi alle 17.00), la gomma sistemata e la benzina fatta. La patente c'e' ancora e nel prossimo post il resoconto del secondo tentativo di ritiro!

8 agosto 2010

KYZYLKUM DESERT




Bene ragazzi, la presenza di internet ci fa pubblicare i post vecchi. Siamo arrivati a Buxoro (bukhara) splendida citta' al confine del deserto che ha dato il nome al post.
Il viaggio da Torkhtul a Boxoro e' stato impegnativo per la presenza di strade non proprio in ordine (vedi foto). Pero', a dispetto delle strade, quello che ci ha entusiasmato e' l'accoglienza del posto che e' completamente diversa dal Turkmenistran e dall'Azerbaigian.
La gente qui si e' dimostrata cordiale e disponibile senza secondi fini (dopo esserci persi, due persone hanno preso la macchina accompagnandoci al giusto svincolo...). La polizia e' felice di sapere che siamo italiani (Toto Cutugno e' un idolo da queste parti...), ci sfottono un po' perche' la Spagna ha vinto i mondiali e noi ce la ridiamo tanto...
Il viaggio attraverso il deserto e' stato fantastico, con raffiche di sabbia e vento caldo incredibile (prendete un phon, mettetelo alla massima potenza e otterrete lo stesso risultato). Per agevolare il motore abbiamo acceso il riscaldamento dell'aria calda (l'aria e' scaldata dal motore che quindi si raffredda un po'). Ovviamnete sauna assicurata per noi, ma si sa gli effetti benefici della sauna sono noti...
Ora ci aspetta la visita della citta' e domani saremo a Samarcanda...
PS: come vedete mano a mano che andiamo avanti e' piu' difficile tenere aggiornato il blog... Seguiteci comunque e per sapere dove siamo guardate il link (che viene aggiornato via sms, DOVE SIAMO e' il nome del link che trovate a destra). Oggi proviamo anche a caricare delle foto, chissa'....